martedì 10 luglio 2007

Versione integrale della lettera aperta che Dario ha inviato al collega Sindaco del Comune di Morazzone in riferimento alla proposta di sottoscrizione di un protocollo d'intesa orientato alla "lotta all'immigrazione clandestina".
Rif _ Varesenews (copia/incolla) http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=76840


Caro Collega,
nei giorni scorsi è giunta alla mia attenzione la tua proposta circa la sottoscrizione di un protocollo d’intesa per “la lotta all’immigrazione clandestina”.

Nel ringraziarti per aver sentito il bisogno di condividere con me questo tuo moto d’animo, che io immagino essere stato sinceramente proteso ad una volontà di miglior governo, chiarisco che non so cosa significhi fare il Sindaco nel Comune di Morazzone ma badare ai bisogni e alle necessità dei miei concittadini orinesi m’impegna già a sufficienza senza bisogno di assumere su di me anche ulteriori competenze non mie ma dello Stato, operative o legislative ch’esse siano.

Per altro leggendo la tua proposta non comprendo cosa essa aggiunga o tolga alla normale attività o doveri d’un Sindaco, quindi in questo senso mi pare decisamente inutile e futile o al massimo buona per la solita demagogica propaganda populista (che è cosa ben diversa dal “sentire popolare”che invece ascolto ben più volentieri), visto però che ti sei preso la briga d’inviarmela io dico a me stesso ch’essa se sottoscritta, nonostante la mia ignoranza, dovrà pur avere anche un qualche risvolto pratico o politico.

Con ciò, nell’informarti quindi che nel primo caso troverei inutile farlo e nel secondo mi mancherebbe il buon tempo di aderirvi e sostenerla, vorrei sottoporre alla tua attenzione alcune mie personali riflessioni che nel secondo caso, anche se avessi avuto il tempo di sottoscriverla e badarci forse mi avrebbero tolto la voglia di farlo.

Consentimi una premessa necessaria a chiarire quel che penso.

Ritengo sia ormai assodato che ogni uomo sia uguale ad ogni altro. Io penso che il mio sangue, la mia carne, il mio spirito, le mie emozioni, le mie gioie, le mie sofferenze io le condivido con chi mi sta accanto su questa terra. Anche mettendomi proprio d’impegno, io davvero non riesco a pensare che le difficoltà, il dolore, le tribolazioni di un uomo, di una donna o di un bimbo possano essere diverse o meno importanti o inferiori alle mie o a quelle di qualunque altro uomo, in funzione del possesso o meno d’un mio certificato. Bontà mia che sono Sindaco e che forse sbaglio ma certo io non possiedo tante e tali velleità.

A me non risulta che a nessuno di noi sia stato chiesto un titolo o un permesso di soggiorno per nascere su questa terra. Con ciò, compresa ed accettata la necessità sociale di un possibile usufrutto temporaneo contingente conformatosi in nazioni diverse, in generale m’infastidisce avvallare il pensiero che esista un principio secondo il quale alcuni uomini pensino di poter accampare un diritto di proprietà esclusiva ed indefinita su questa terra, che sia esso di natura commerciale o politico-sociale.

Nutro un profondo rispetto per lo Stato in cui sono nato e vivo e per l’ordinamento istituzionale, sociale e giuridico che ne sottintende il vivere democratico perché lo considero una risorsa preziosa a sostegno dell’interesse e del bene comune, per altro ottenuta anche al prezzo della vita di un mio nonno che a suo tempo, in Russia, ha lasciato mia madre orfana del padre.

In quest’ottica, nell’assoluta ed inviolabile libertà d’una coscienza che con tutti i grandi limiti del caso mi sforzo mio malgrado di mantenere retta, io ritengo che l’Italia voglia da me, suo cittadino prima che Sindaco, ch’io non opprima o tormenti con le mie azioni uomini, donne e bambini già in difficoltà. Così è, se anche così non fosse io, cittadino italiano con ampio e pieno titolo e diritto di cittadinanza al pari di qualunque mio altro connazionale, lo intenderei e nel farlo difenderei la mia e la nostra libertà individuale di poter decidere e con essa deciderei innanzitutto di essere un uomo, prima che un individuo sociale e socializzato.

Dico questo perché io penso che la maggior parte di coloro che scelgono di lasciare la terra in cui sono nati al prezzo della clandestinità, il cui costo molto spesso è la scelta consapevole di spogliarsi di diritti che io considero elementari per ogni uomo, non lo fanno per una vacanza o una villeggiatura ma per una necessità vitale, per un bisogno che è innanzitutto umano prima che sociale.

Il valore più alto dell’azione amministrativa ma ancor più delle scelte politiche che anche noi compiamo, a parere mio, dovrebbe risiedere nel fatto ch’esse devono saper “guardare avanti” perché è con esse che noi contribuiamo a costruire giorno per giorno, un mattone alla volta, il futuro nostro e dei nostri figli. Io penso che anche le nostre azioni, essendo anch’esse frutto di scelte politiche, producano sì effetti amministrativi ma ritengo che concretizzino sempre e soprattutto indirizzi sociali. Del resto io ritengo che se così non fosse esse sarebbero vane.

E’risaputo che in futuro la pressione demografica dai paesi più poveri aumenterà notevolmente e allora in quest’ottica mi domando: se lo spirito con cui affronteremo questo fenomeno sarà quello di chiudere le porte, di fortificare confini e frontiere, se questa insomma sarà la strada: già ora mi pare lecito domandarmi quale sarà la soluzione che alcuni miei concittadini mi proporranno in quel momento dall’alto dei loro rami, diciamo genialogici.
Sarà forse quella di presidiare quei confini e sparare a tutti gli uomini che avvicinandosi ad essi avranno l’unica colpa di ambire per sé e per i propri cari ad una vita migliore? Sarà forse quella di ricacciare a calci e pugni tutte le donne o i bambini che solo per un puro caso (perché sia chiaro che trattasi di una pura casualità) sono nati in una parte di questa terra diversa da quella in cui siamo nati noi? E’ davvero il progresso verso cui vogliamo tendere quello di costruire e darci un ordinamento sociale basato sulla difesa di un fortuito ed incomprensibile diritto di nascita? Non io ma i miei avi già ci sono passati ed io, detto tra noi, vorrei potermelo risparmiare.

Diritto che per altro sarebbe poi a quel punto tutto da dimostrare visto che con il suo stesso esistere esso stesso annullerebbe il concetto e l’idea stessa del diritto, riproponendoci di fatto paradigmi sociali assolutamente primitivi ed ormai culturalmente vuoti d’ogni speranza di progresso condiviso.

Se questo non fosse capito e il criterio domani fosse quello di misurarci reciprocamente il pedegree, caro collega devi sapere che io sono l’ultimo capostipite maschio di una famiglia che è tra le più antiche di Orino. I registri d’anagrafe parrocchiali hanno certificato che i miei avi e con essi io che oggi con il mio sangue e la consapevolezza della nostra storia li rappresento tutti e interamente, sono ininterrottamente ad Orino almeno dall’A.D. 1300. Con ciò ti anticipo che se un giorno riterrai necessario convocare un tavolo dei Patrizi che debba riflettere sul nostro destino e dar a tutti noi un indirizzo, proprio per rispetto di quell’inviolabile tradizione, ti raccomando di non dimenticare di mandare anche a me, forse prima che a te stesso, l’atto di convocazione e invito a sedere. Se poi quel che dirò a quel tavolo non vi sarà di comodo, bruciatemi pure su di un fuoco sacro come un vile traditore, mio offrirò felice d’offrirmi perché sappiate che il diritto di sangue è diritto di sangue, punto: non è democratico o discutibile ed esiste imperturbabilmente a prescindere da ogni altro diritto perché non si acquisisce ma è dato al di fuori e al di sopra di ogni umana regola e possibilità. Così quel che per mio tramite distruggerete sarà proprio uno di quei pilastri su cui si poggia il vostro tempio, che per vostra stessa mano, sarà a quel punto sempre più vicino al crollo.

Avendo però imparato che tutto questo ce lo possiamo risparmiare, essendo il sistema di governo sociale solo una diversa convenzione, strumento ed opportunità contingente del tempo e dei luoghi, io vorrei vivere e così scelgo di fare, in un contesto sociale che sapia favorire ed incoraggiare la capacità e la passione di ogni uomo di rendere grande, per sé e per gli altri, la propria vita, in un contesto sociale che gl’insegni e gli dia l’opportunità di farlo contando sul proprio lavoro, sul proprio impegno e le proprie capacità, a prescindere dalla religione ch’egli ha scelto di professare o dall’occasionale colore della sua pelle o delle sua cultura. In questa direzione io indirizzo le mie scelte anche ad Orino.

Tra la specie più numerosa di bipedi senzienti presente sulla terra, è ormai noto e lapalissiano o almeno dovrebbe esserlo per la cristallina banalità della sua evidenza, che la paura del “diverso “non è un sentimento popolare degno di nota o considerazione ma è solo una seducente debolezza populista, con ciò, al solo prezzo di qualche voto che io non voglio né m’interessa rappresentare, di solito consiglio caldamente, per dignità propria e per rispetto altrui, di non alimentarla.
Certo poi ognuno è libero di fare del proprio come crede. Del proprio.

Ciò detto caro collega, con la stessa sincerità d’animo con cui io credo tu sia stato spinto a ritenere positiva quella tua proposta, non volermene se io non intendo condividerla.

Per altro, ulteriore considerazione del tutto personale, nonostante il buon Sindaco Veltroni abbia recentemente portato alla ribalta della politica la “figura” del Sindaco, che verrà inevitabilmente affossata assieme a lui tra qualche tempo, aspetto paziente il momento in cui più che alla figura dei Sindaci tutti noi si torni a pensare un po’ di più al “ruolo”.

Come tu nel proporlo anch’io nel non aderirvi, resto naturalmente convinto che sapremo e continueremo entrambi a svolgere il nostro compito istituzionale con la necessaria serietà, senso di responsabilità, spirito di servizio, lealtà istituzionale e piena consapevolezza del senso e del valore del nostro diritto di cittadinanza, attiva e passiva, sempre fedeli alla Repubblica e leali alla Costituzione.

Con amicizia cordiale,


Dario CLIVIO, Sindaco
Orino, Luglio 2007

giovedì 3 maggio 2007

Gentile Elettore ...

... il 26 e 27 maggio 2007 saremo chiamati a scegliere gli amministratori che governeranno la nostra Provincia nel prossimo quinquennio: io ti chiedo di poter essere tra loro.
Già Sindaco del Comune di Orino sono poi stato eletto consigliere provinciale nel 2002, nella circoscrizione di Lavena Ponte Tresa.
Per il territorio che a suo tempo mi diede fiducia ho affrontato e superato con impegno sfide amministrative importanti, lavorando attivamente nella maggioranza del dinamico Presidente Marco Reguzzoni e dell’instancabile Vice Presidente Giorgio De Wolf.
Tra i momenti particolarmente intensi del mandato, ho ancora vivo nella memoria il crollo della strada provinciale 61 di Cremenaga, riaperta poi grazie a notevolissimi investimenti, regionali e provinciali, difficile è anche dimenticare i giorni di chiusura del valico di Ponte Tresa, in sostituzione del quale, Comune e Provincia, per consentire ai molti frontalieri di lavorare, garantirono un servizio di collegamento con la Svizzera per mezzo di un traghetto.
In generale per la nostra Provincia abbiamo raggiunto in questi anni obbiettivi di governo assolutamente significativi nell’ambito della qualità dell’ambiente, della valorizzazione del territorio, della viabilità, dei trasporti, dello sviluppo della persona, dell’organizzazione e della gestione dell’ente provinciale.
Appassionatomi al lavoro fatto con l’approssimarsi della scadenza elettorale ho chiesto a Forza Italia, il partito al quale partecipo, di poter essere candidato nella terra che amo, in cui sono nato e vivo con i miei cari.
La sfida sarà intensa e complessa: il nostro è il collegio elettorale più frammentato dell’intera provincia, ha il maggior numero di Comuni (21 in tutto), compresi per buona parte in tre diverse Comunità Montane.
Quando osservo queste nostre terre, penso sia importante per il futuro investire nel rilancio turistico e nel sostegno alle associazioni che rendono unito questo territorio e vive le sue tradizioni. Sarà altrettanto importante garantire l’eco-sostenibilità dei futuri progetti pubblici: le valli e le montagne che i nostri padri ci hanno lasciato dovranno essere sempre tutelate, rispettate e valorizzate come una grande risorsa sociale, culturale ed economica.
Per fare questo è però necessario che io possa contare sul tuo aiuto e sostegno. In questo collegio, costituito dai Comuni di Azzio, Bedero Valcuvia, Brezzo di Bedero, Brinzio, Brissago Valtravaglia, Casalzuigno, Cassano Valcuvia, Castello Cabiaglio, Casteveccana, Cunardo, Cuveglio, Cuvio, Duno, Ferrera di Varese, Germignaga, Grantola, Masciago Primo, Mesenzana, Orino, Porto Valtravaglia, Rancio Valcuvia, dovrò ottenere un consenso forte ed unanime, tale da eguagliare le alte percentuali di voti che generalmente ottengono i candidati dei collegi più circoscritti e densamente popolati.
Questa sfida elettorale è difficile ed ancora più importanti sono i traguardi a cui penso se verrò eletto ma so che nella vita le imprese difficili non ci sono messe innanzi per spaventarci bensì per essere affrontate così che possano arricchirci dell’esperienza fatta.
Per questo a chi tra voi ha avuto modo di conoscere ed apprezzare personalmente la mia attività amministrativa e politica ora chiedo di essere testimone diretto della mia serietà, capacità e buona volontà, con i propri cari ed amici.
A coloro poi, che le circostanze in questi anni non mi hanno dato l’opportunità d’incontrare chiedo di avere fiducia in me, assicurando loro che lo faccio ben consapevole dell’alto valore di quanto chiedo.
Nessuno di noi può sapere cosa accadrà domani ma so di poter fare una promessa a tutti gli elettori che saranno al mio fianco: se eletto sarò un prezioso strumento al servizio del nostro territorio e con l’aiuto dei sindaci, delle amministrazioni e dei cittadini che in questo vorranno sostenermi agirò affinché esso possa sempre avere delle istituzioni provinciali la solida attenzione che merita di avere.
Penso che vivere in una società consapevolmente libera e democratica che crede nei valori della famiglia, del lavoro e della solidarietà nei confronti di chi è più debole sia per noi oggi una grande opportunità sociale avuta anche grazie al sostegno culturale, individuale e collettivo, che ci deriva dalle profonde radici cristiane delle nostre terre: per me esse sono irrinunciabili.
Ritengo che la possibilità di scegliere, in modo pacificamente democratico, chi ci deve governare è stato sicuramente un dono che la nostra Patria ha consegnato alla storia anche al prezzo della vita di molti e molti italiani, nostri nonni e padri, nonne e madri.
L’esperienza mi ha insegnato che nelle scelte differenti in ordine al modello insediativo, alla mobilità, al sostegno al lavoro, all’economia, al tessuto associativo e culturale il nostro voto influenza profondamente il futuro della comunità dove scegliamo di vivere e di crescere con le persone a noi care.
Per queste ragioni penso sia importante innanzitutto andare a votare: per rispetto di quello che siamo stati e per scegliere quello che saremo.

Nell’invitarti quindi a scegliere di esprimere sempre con chiarezza la tua indicazione di voto, confido di poter avere la tua fiducia ed in attesa di poterti incontrare personalmente, ti saluto con la massima stima e fiducia.

A presto,

Dario CLIVIO